Cicatrici — Ivo Capasso

Aggiornamento: 3 ago

Il primo progetto letterario di autopubblicazione curato da Thàlia Servizi Editoriali



Questo lavoro è il frutto di una sinergia collaborativa fra l'autore e il nostro Team Thàlia.


Attraverso una scrittura tagliente, che non lascia spazio a nessuna possibile edulcorazione, Ivo Capasso con linee nette traccia la storia della sua sofferenza e della sua rivincita. Infatti, nonostante tutto, riuscirà a riscattarsi dalla condizione di vittima per realizzare il sogno che aveva cullato negli anni bui del collegio: essere indipendente e per sempre insieme ai fratelli.


Ivo ha solo dieci anni quando un tragico episodio sconvolge la sua vita. I genitori, venditori ambulanti nei mercati della Provincia, muoiono in un incidente d’auto lasciandolo orfano insieme ai quattro fratelli. Angelo, il più grande, ha dodici anni, Mario il più piccolo ne ha solo cinque. In brevissimo tempo i nonni, gli zii e le zie, per quanto numerosi, decidono di non potersi far carico dei bambini. Li mandano in collegio: ad Assisi Angelo, a Pisa dalle suore gli altri, usufruendo dell’enaoli, l’ente assistenziale grossetano che si occupava negli anni ’60 di dare sostegno agli orfani dei lavoratori.

Al dramma del lutto, si unisce quello della separazione dagli affetti e dai luoghi dell’infanzia. Ivo e i fratelli si troveranno a vivere in un clima di continua incertezza, tra suore spesso ciniche e spietate, senza ricevere mai da nessuno una spiegazione o una carezza. Ivo si assume così un carico di responsabilità enorme per un bambino della sua età; diventa velocemente adulto, si erge a difensore dei fratelli, si fa interprete e mediatore delle loro richieste, oppresso dalla percezione tetra di essere rifiutato dai parenti e dalla paura incontrollata di essere diviso dai fratelli.



Sono passati molti anni, sono ormai in pensione dopo aver lavorato come autista sugli autobus di linea e aver amato molto la mia professione. Ho due figli, una nipotina, il calore di una famiglia vera. Mi guardo indietro, e provo tenerezza per l’Ivo bambino che sono stato, ma anche l’orgoglio di essere riuscito a non perdermi in tutta quella solitudine e in quel grande dolore che è stata la mia fanciullezza. Non posso e non voglio dimenticare. Questo mio diario è dedicato a chi mi vuole bene e a tutti coloro ai quali è stata negata l’infanzia.
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