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Conosciamo gli autori: Federica Fiorilli

Intervista con l'autrice, di Costanza Ghezzi.




La differenza, il secondo romanzo di Federica Fiorilli è appena uscito per la casa editrice CTL di Livorno.

Si tratta di un romanzo breve ma molto intenso, nel quale l’autrice indaga con grande attenzione e realismo, dinamiche familiari complesse.

Sulla scena troviamo solo coloro che compongono la famiglia, con l’eccezione del passaggio veloce della giovane fidanzata del fratello di Paolo, il protagonista. I personaggi si muovono in un unico luogo, la villetta sul mare dove Paolo e i fratellastri hanno passato le vacanze dell’infanzia e dell’adolescenza. Sembra di essere spettatori di una rappresentazione teatrale: i protagonisti si auto coinvolgono in una danza sfinente, dove, tra accuse e recriminazioni mai verbalizzate, ognuno tira fuori la sofferenza causata dall’essere figli di un padre-padrone violento, la cui ombra sovrasta le loro vite.


Ciao Federica, ti ringrazio per il tempo che mi hai dedicato. Vuoi presentarti usando tre aggettivi per descriverti?

Ciao Costanza! Domanda molto difficile a cui rispondere… curiosa, determinata (ma solo per le cose per me davvero importanti!) e un po’ casinista. In realtà mi imbarazza il dovermi descrivere, lo ammetto!


Come sei arrivata alla scrittura e cosa significa per te scrivere?

Non saprei rispondere esattamente… ricordo di aver scritto fin da piccola, le parole hanno un potere evocativo che mi ha sempre affascinato e coinvolto. Immaginazione e linguaggio sono elementi straordinariamente connessi e a me è sempre piaciuto coniugare le due cose! Da bambina avevo moltissima fantasia e scrivere è stato il passo successivo.


Che tipo di lettrice sei?

Una lettrice che ama spaziare tra i generi: sono passata dai romanzi distopici (Orwell e Huxley per citarne alcuni), ai saggi, fino ai romanzi più moderni. Per il mio lavoro e la mia profonda passione per lo studio leggo per lo più manuali di psicologa/psicoterapia.


Come è nata l’idea del romanzo?

Questa la sai già…. Ma sono felice di condividerlo! Il segno di Nora (ND: Costanza Ghezzi, Il segno di Nora, Bibibook edizioni), tutto è partito da lì, chiedendomi come poteva essere raccontare una storia di violenza dalla prospettiva di un figlio. Quindi colgo l’occasione per ringraziare la tua storia che ha reso possibile la mia. Mentre leggevo il tuo romanzo una parte della mente già fantasticava su un’idea… che poi sarebbe diventata la voce di Paolo e della sua famiglia.


Tu sei una psicoterapeuta, quanto il tuo lavoro entra nella scrittura e viceversa?

La differenza è di fatto un romanzo psicologico volto a raccontare i vissuti più profondi dei personaggi… il mio lavoro mi ha permesso di tracciare un profilo dei protagonisti da un punto di vista prettamente psicologico, raccontare cioè di come le esperienze passate plasmino continuamente il presente, spesso senza la consapevolezza della loro influenza sulla vita di ciascuno di noi. Ed è proprio la consapevolezza la chiave di svolta, l’inizio del cambiamento. Per quanto riguarda il rapporto inverso, penso che la scrittura, come ogni tipo di forma di espressione artistica, possa essere un buono strumento da utilizzare nel setting terapeutico, ovviamente con i dovuti accorgimenti che dipendono da caso a caso. Inoltre, la scrittura per alcune persone rappresenta una modalità comunicativa potentissima che può fornire informazioni importanti e soprattutto utili nel percorso terapeutico.



Ritieni dunque che la scrittura possa avere un valore terapeutico?

Come ho già detto, la scrittura di per sé può considerarsi uno strumento da poter utilizzare nella situazione in cui il/la terapeuta lo ritenga utile. Il valore terapeutico sta nella condivisione dell’esperienza della scrittura… ricordiamoci sempre che siamo animali relazionali con la spinta motivazione alla connessione con gli altri, al senso di appartenenza e alla condivisione dei nostri reciproci vissuti emotivi!


Nel romanzo affronti il tema della violenza nella relazione intima, ma dal punto di vista maschile. Come mai questa scelta?

Si parla ancora troppo poco della violenza nella relazione intima dalla prospettiva degli uomini. Penso sia limitante osservare questo drammatico fenomeno esclusivamente dal punto di vista femminile, si rischia di non considerare punti fondamentali altrettanto drammatici che riguardano i vissuti degli uomini che hanno subito violenza e che tendono a ripetere comportamenti appresi duranti il loro sviluppo, magari proprio da chi dovrebbe proteggere e supportare emotivamente la crescita di quei bambini che diverranno adulti in futuro. Porre attenzione sugli uomini maltrattanti dovrebbe essere un passo fondamentale perché la violenza di genere è un fenomeno complesso che necessita di interventi a più livelli.


Tra i protagonisti chi è il tuo preferito, quello per il quale provi più simpatia?

Decisamente Luca, il fratellastro del protagonista!


Hai altri romanzi nel cassetto?

Molte idee che frullano in testa… chissà!


Hai affidato a Thàlia Servizi Editoriali l'

editing del testo. Ci lasci un feedback?

Ho provato una sensazione di accoglienza, oltre alla professionalità che ovviamente

ha caratterizzato l’intero processo di editing. Grazie!


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